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Lavorare – Produrre +

Mi e’ sempre piaciuta l’idea di lavorare poco, bene ed in modo efficiente e produttivo. Quasi sempre pero’ mi trovo a far parte di gruppi di lavoro che lavorano moltissimo, lavorano male e spesso portano a termine i propri obbiettivi solo in parte. Specialmente nell’ambiente informatico dove piccoli accorgimenti e stili di programmazione possono fare enorme differenza si notano comportamenti che stonano fortemente con le missioni che per prime le aziende reclamizzano. In generale pero’ lavorare male e tanto  e’ un’abitudine diffusa anche in altri campi.

La giornata inizia alle 9, 9:30 anche alle dieci ed oltre nei posti piu’ permissivi e dopo l’immancabile pausa (all’inizio giornata?) caffe di 10 minuti allora si comincia.

Immense perdite di tempo per chiedere ai colleghi informazioni banali e stupide che sommate alla fine della giornata portano via le ore intere: le credenziali ssh di quel server, che nome dare al package, non vedo il server di stage, come si chiama il server di stage? Favolose certe conversazioni che ho sentito…semplicemente favolose. Gente con le stellette che chiedeva come si facesse ad accendere il pc oppure come leggere un file XML…

Pausa Pranzo! Ehi, non facciamocela mancare, se si mangia un panino e via poi la gente pensa che siamo dei miserabili, in piu’ andare in mensa aziendale e’ da poveretti quindi, fuori dalla ditta per un’ora e piu! Al ritorno? Pausa caffe!!!

Poi bene o male il capo richiede i risultati ed allora ci si brucia tutta la giornata stando in ufficio fino alle 7 cosi’ il capo “vede” che stiamo lavorando e non puo’ dirci piu’ di tanto…

Patetico, questo sistema, sempre piu’ diffuso, non solo e’ patetico ma non funziona e fa’ produrre alle persone pessimi prodotti a prescindere che si tratti di torte, software o prodotti finanziari.

Ho avuto la possibilita’ di vedere di vedere dei luoghi di lavoro all’estero e non solo le persone si godono una vita lavorativa e sociale che noi ci sognamo ma producono molto di piu’ e meglio senza le nevrosi e la sclera sempre viva in viso del dipendente medio italiano…o italiota che dir si voglia.

E’ possibile secondo me lavorare meno, molto meglio e spendere molto poco per la produzione di beni e servizi. Basta investire del tempo iniziale per organizzare le cose prima di iniziare.

Istintivamente questo atteggiamento non attrae le persone perche’ organizzare le cose sembra quasi non lavorare mentre poi una volta partiti si viaggia al doppio della velocita’ con la meta’ delle risorse.

Credo che in un epoca dove le risorse nel senso piu’ generale della parola siano sempre di piu’ al centro dell’attenzione valga la pena anche cercare di ottimizzare il proprio lavoro, che poi si tradurra’ in un beneficio anche per gli altri.

Per me ha funzionato ed ho imparato a cominciare a lavorare presto al mattino e finire presto nel pomeriggio senza ritardi e inutili divagazioni. Sinceramente non tornerei mai piu’ indietro ai tempi in cui le ore passate in ufficio erano innumerevoli e nemmeno meta’ erano impiegate effettivamente al lavoro. Inoltre credo che impostare l’attivita’ delle persone in termini di obbiettivi raggiunti e non di ore lavorate sia gia’ un passo enorme in avanti dal punto di vista della mentalita’ da adottare.

Ho dato questo titolo copiandolo bellamente da una recensione che avevo visto a suo tempo della prima versione dell’iPhone. Da allora devo dire poco e’ cambiato. La bella recensione  penso sarebbe adattabile anche a questa nuova versione.

Mi ero ripromesso di comprarlo non appena fosse uscito ma il telefono piu’ attraente del momento mostra di avere delle lacune altrettanto imbarazzanti e davvero sembra che le strategie di marketing stiano degradando sempre di piu’ in questi ultimi anni, non solo per quanto riguarda Apple ma il mercato in generale. Immagino che internet come fenomeno culturale abbia confuso le aziende e le strategie da mettere in atto e ci voglia del tempo per adattarsi.

iPhone mi fa venire in mente una ragazza bellissima senza troppa testa; dopo il primo entusiasmo si fatica a continuare a provare interessamento…

Apple ha secondo me il merito di aver creato dal nulla una filosofia ed una modalita’ di approccio al mondo dell’informazione e non e’ impresa da poco. Va considerato che con solo la prima versione dell’iPhone aveva superato i record di vendite di tutti gli altri concorrenti quasi costretti poi a presentare un modello con lo stesso profilo e modalita’ d’uso. L’informatica non deve essere complessa, ne’ per chi la fa ne’ per chi la usa, ed Apple l’ha capito subito ed e’ stata una filosofia vincente. L’informatica non deve essere nemmeno brutta, anzi puo essere addirittura un segno distintivo di stile e questa si e’ rivelata una filosofia ancora piu’ vincente.

Il terreno per l’arrivo del telefono era stato concimato da tempo, da anni di preparazione delle masse di appassionati Apple che non vedevano l’ora di possedere un telefono che avesse le sembianze del loro macbook, ipod etc… Cosi’ e’ stato.

Il telefono nella sua seconda versione e’ di una comodita’ sorprendente ed e’ bello, molto bello. Svincolare l’hardware da tastiere e bottoncini mi sembra una buona idea e permettera’ di creare sempre piu’ funzionalita’ svincolandosi dall’hardware. Ci vorra’ un po’, sicuramente ma credo che ne varra’ la pena.A me come sistema sembra pulito e scalabile. Mi piace la filosofia multi touch e quelli di Apple hanno innovato un ambiente che da qualche anno sembrava stantio.

Peccato pero’, davvero un peccato che alcune ragazze carine non si rendano conto che basterebbe poco, molto poco per apparire quasi aliene…basterebbe leggere qualche libro in piu’, non rispondere a mo’ di mariadefilippi e sembrerebbero delle visioni in terra.

Tralasciando la polemica facile sui prezzi offerti da tim e vodafone in Italia gia’ peraltro indagate dall’Anti Trust, mi sento restio a comprare un telefono a cui mancano le cose che il mio piccolo samsung comprato a 120 Euro ha gia’ senza troppi spasmi:

copia/incolla, mms, batteria rimovibile, registrazione video, trasferimento foto via bluetooth, chiamata vocale…

Ci sono poi aspetti che sembrano essere stati progettati male, in fretta senza troppo pensarci su e probabilmente e’ cosi’. Apple sa bene di aver creato un’ottimo humus per i propri prodotti perche’ ha creato una filosofia, un movimento, un gruppo di appartenenza e come tale colma le lacune che Apple stessa ha nei propri prodotti. Se domani uscisse della carta stampata con la mela ( sono sicuro che esiste gia’ da qualche parte) a 1 euro a foglio la comprerebbero tutti…

Possibile che per usare quello che loro chiamano GPS devo avere la connesione dati attiva? Mi sembra un controsenso. Perche’ non posso spedire una foto via bluetooth? Devo pagare per avere un plug in per usare flickr? E mi dicono che e’ anche scattoso…

Insomma, credo lo prendero ‘alla prossima release sperando che la filosofia cambi, perche’ penso sia questo il fulcro di tutto, la filosofia che ne sta alla base. Linux e’ nato dalla collaborazione di persone che non si sono mai viste prima ed e’ passato dall’essere snobbato, dall’esere deriso, dall’essere boicottato all’essere adottato dalle grandi aziende corporative. Alla base di Linux esiste una filosofia ben precisa che si nota a colpo d’occhio quando si usa Linux oppure software libero.

Credo che chi fa marketing deve avere anche competenze tecniche, deve conoscere il mercato e viverlo da dentro altrimenti offrira’ un prodotto a cui le persone si devono adattare e non viceversa. Mi sembra di capire che la tendenza di questi anni sia ancora di formare i propri dipendenti con corsi che insegnano a stringere forte la mano per dimostrare la propria mascolinita’, a fissare negli occhi il proprio interlocutore per tutto il tempo per fargli capire chi comanda, dare sempre ragione al cliente e mentirgli due volte su tre; i risultati si vedono.

Nello specifico Apple denota il difetto di sempre, quello di stare nella propria nicchia che potrebbe essere anche la propria tomba. In un’epoca in cui le persone non vogliono pagare per camminare su un marciapiede perche’ si dovrebbe pagare per un plug in per portare delle foto dal proprio telefono a flickr? La gente si abitua sempre di piu’ ad usare internet in modo libero, pagando i servizi di base come legittimo ma non i servizi accessori e periferici dell’esperienza internet. Non credo si possa chiedere ad una persona di pagare per del traffico limitato e poi d’altro canto offrirgli dei contenuti lunghi e pesanti come youtube, viddler e simili…mi vengono in mente i comuni che non hanno posti dove parcheggiare e sguinzagliano poi la polizia comunale a fare multe a destra e a manca.

Internet e l’it sono molto selettivi, puo darsi che gli appassionati apple non considerino prioritarie certe incongruenze e lacune che comprino l’iPhone cosi’ come un’appassionato comprerebbe un Gronchi Rosa ma a me la cosa non piace. Perche’? Perche’ l’iphone ed una rete di servizi adeguata potrebbe rivoluzionare il pianeta ed il modo di vedere le applicazioni internet ma presentato ai consumatori in questo modo non arrivera’ mai ad essere niente di piu’ che uno strafighissimo gioco…Se mi piacerebbe averlo? Sicuro ma lo userei poco visti i costi e le tariffe di tim e vodafone…

Frontside 180

E’ vero, in questa stagione si pensa ad altro ma quando uno ha una passione deve pur sfogarla in qualche modo :-) In attesa di qualche giro in ghiacciaio o di qualche surfata (se mai ne avro’ la possiblita’) vorrei condividere dei suggerimenti che per me hanno funzionato nel fare frontside 180; dopo aver imparato questo vorrete saperne sempre di piu’ sulle rotazioni, ve lo garantisco… Ruotare in aria, anche solo di 180 gradi e’ una gran sensazione e viene voglia di ruotare sempre di piu’ da questo punto in poi. Un semplice ollie non sara piu’ sufficiente…

Dove provare

Si deve cominciare sul piano e a velocita’ limitata e quando si avra’ piu’ confidenza si potra’ provare a farlo aumentando la velocita’ e su piccoli dossi. Una volta sicuri nel ruotare anche in switch e’ ora di provarlo in qualche salto vero e proprio.

Preparazione

1) Andare verso il salto con le ginocchia molto piegate, il peso distribuito su entrambi i piedi.

2) La schiena e’ dritta e non deve essere piegata altrimenti si perdera’ slancio al momento del salto. La schiena va leggermente inclinata in avanti con la testa quasi all’altezza del piede davanti.

3) Le braccia sono ben aperte a meta’ via tra le ginocchia e le spalle.

4) Ricordate di respirare sempre e rilassatevi, se siete troppo nervosi diminuite la velocita, provate un salto piu’ piccolo oppure provate in piano.

Salto

Il movimento deve essere il piu’ possibile fluido, continuo e rilassato. Il concetto di base e’ che la rotazione inizia prima che la tavola stacchi dalla neve. In questo modo non appena le gambe saranno distese si ruotera’ molto piu’ facilmente.

1) Cominciate a ruotare con la testa, le spalle e le braccia verso la punta dello snowboard dando le spalle a monte e quando il braccio davanti ha superato l’asse verticale della tavola potete cominciare a saltare, ossia distendere le gambe. E’ fondamentale che la rotazione inizi prima della distensione delle gambe; quando le gambe sono totalmente distese le spalle dovrebbero essere quasi perpendicolari all’asse verticale della tavola.

Un buon trucco per trovare il momento giusto e’ iniziare a saltare quando si sente “tirare” il fianco nella rotazione. Ricordate che non sono due movimenti distinti ma uno soltanto e molto fluido.

In Aria

La rotazione si svolge tenendo le braccia, spalle e testa ruotate esattamente di 180 gradi portando il vostro braccio dietro dove era un attimo prima il vostro braccio davanti. La rotazione viene dalla rotazione della vostra testa, spalle e braccia e non dalle vostre gambe o piedi. Piedi e gambe si usano per piccole correzioni di pochi gradi mentre per rotazioni anche di 90 gradi ed oltre e’ tassativo usare la forza del busto sul quale dovete concentrarvi.

1) Indicate con il braccio dietro (che ora diventa il vostro braccio davanti) il punto in cui la rotazione deve finire. Questo e’ importante per evitare di ruotare troppo poco oppure trasformare la ruotazione in un doloroso 270…

2) Continuate a guardare avanti sopra la vostra spalla e verso la punta della tavola.

3) Il peso resta ben distribuito su entrambi i piedi.

Atterraggio

Se avete imparato a fare bene ollie anche in switch non sara’ un problema, altrimenti tornate indietro e ripassate un po’ i fondamentali.

1) Tenete le braccia tese indicando dove volete atterrare

2) Rilassate le gambe ed estendetele per ammortizzare l’atterraggio. Se atterrate in switch vi verra’ naturale tenere il peso indietro; dovete invece distribuirlo bene su entrambe le gambe.

Ollie

E’ la prima manovra che si impara dopo aver imparato bene a fare le curve e magari saper scendere da pendii piu’ ripidi del normale. Meglio ancora se si approccia l’ollie dopo essersi destreggiati in discese in switch. L’ollie serve per abituarsi a stare in aria senza sbilanciarsi e ad atterrare in modo dolce e fluido.

Dopo aver imparato a fare ollie si vorra’ farlo dovunque perche’ e’ davvero divertente e prelude alle rotazioni. E’ importante capire che fare ollie non solo e’ divertente ma e’ anche necessario per essere stabili una volta in aria. Stare in aria con le gambe distese, per esempio, oppure con le braccia nella posizione sbagliata porta quasi sempre a cadere…

Il mio consiglio e’ di imparare a farlo subito anche in switch perche’ sapere fare un frontside 180 e trovarsi poi a disagio nell’atterraggio complicherebbe le cose e rallenterebbe in nostri progressi.

Dove provare

Si comincia a provare a fare ollie sul piano e a velocita’ limitata e quando si avra’ piu’ confidenza si potra’ provare a farlo aumentando la velocita’ e su piccoli dossi. Una volta sicuri nel fare ollie anche in switch e’ ora di provarlo in qualche salto vero e proprio.

Preparazione

1) Andare verso il salto con le ginocchia molto piegate, il peso distribuito su entrambi i piedi.

2) La schiena e’ dritta e non deve essere piegata altrimenti si perdera’ slancio al momento del salto. La schiena va leggermente inclinata in avanti con la testa quasi all’altezza del piede davanti.

3) Le braccia sono ben aperte a meta’ via tra le ginocchia e le spalle.

4) Ricordate di respirare sempre e rilassatevi, se siete troppo nervosi diminuite la velocita, provate un salto piu’ piccolo oppure provate in piano.

Salto

La dinamica del salto si svolge saltando quasi usando solo la gamba dietro alzando prima la punta della tavola e poi la coda che funge da trampolino per dare slancio al movimento. Una volta in aria la tavola viene riportata parallela al terreno per trovare stabilita’ ed atterrare correttamente.

Quando il piede dietro e’ quasi sul punto in cui volete saltare…

Movimento base dell'ollie

1) Distendere la gamba dietro come se si volesse schiacciare qualcosa cercando di flettere la coda della tavola e contemporaneamente sollevare la punta della tavola mantenendo la gamba davanti piegata. A questo punto la coda della tavola si flette e ci aiuta a saltare piu’ in alto unendosi alla forza impressa dalla gamba dietro.

2) Le braccia sono aperte e la schiena deve essere mantenuta inclinata in avanti per tutto il movimento.
A questo punto inclinare la schiena all’indietro significherebbe cadere quindi mantenete il peso centrato tra i piedi e leggermente in avanti. E’ fondamentale tenere le braccia aperte in modo da equilibrare il peso.

Su salti con la rampa molto inclinata la flessione della coda sara’ meno accentuata perche’ non sara’ necessario avere molto slancio; in salti di questo tipo portare il peso in avanti al momento della distensione diventa fondamentale per non cadere di schiena perche’  l’inclinazione del salto  ci proietta verso l’alto.

In Aria

Una volta in aria bisogna mettere la tavola parallela al terreno e centrare il peso che, per forza di cose, tende ad andare all’indietro. Inoltre piu’ la posizione e’ raccolta e meno resistenza si pone all’aria fornendoci piu’ aerodinamicita’.

1) Portate tutte e due le ginocchia vicino al petto concentrandovi molto sul ginocchio dietro che si trova in questo momento ad un livello piu’ basso di quello davanti. Le ginocchia devono stare vicino al petto ed allo stesso livello.

2) In questa posizione potete afferrare la tavola con una mano, per le prime volte vi consiglio di provare il grab “Indy” e cioe’ afferrate con la mano dietro il bordo delle punte tra i vostri piedi mentre il braccio davanti deve essere ben steso in avanti. Se non ve la sentite di afferrare la tavola continuate a tenere braccia ben distese e guardare in avanti verso l’atterraggio.

3) Centrate il peso portandovi nuovamente con il baricentro in mezzo alla tavola.

Atterraggio

La regola e’ di atterrare con il peso ben piazzato su tutti e con le braccia aperte e la schiena nella stessa posizione all’istante prima del salto. Vedrete che poco prima di atterrare vi verra’ naturale distendere le gambe per ammortizzare bene l’atterraggio; molleggiate e piegatevi il piu’ possibile per ritrovare la stabilita’ e poi andate via contenti…

Anche se la stagione e’ finita e restano solo i ghiacciai fino alle prossime nevicate vorrei condividere la mia esperienza sulle rotazioni e come arrivare a farle senza troppi patemi. In particolare parlo di frontside e backside 360.

Foto Snowboarder...Io!

Prima di iniziare a compiere manovre simili e’ necessario essere a proprio agio con:

- Straight Air

- Cab Straight Air

- Frontside 180

- Cab Frontside 180

- Backside 180

- Cab Backside 180

Queste manovre sono propedeutiche a rotazioni maggiori e soprattutto i cab ed i backside sono fondamentali per sentirsi sicuri con manovre in cui non necessariamente si vede sempre dove si sta andando e si va in switch. Se non ci si sente tranquilli a compiere uno di questi trick su un determinato salto e’ inutile a parer mio provare qualsiasi altra cosa e soprattutto sarebbe pericoloso.

E’ necessario progredire sempre per gradi e solo dopo aver provato tutte le manovre elencate con successo e soprattutto in scioltezza ci si puo’ avventurare in cose piu’ complicate.

Se un salto ci fa troppa paura oppure non riusciamo a concludere le manovre propedeutiche e si cade rovinosamente ogni volta provare un salto piu’ piccolo oppure provare in piano. Se invece gli atterraggi sono semplicemente un po’ sporchi o sbilanciati lievemente allora continuate con quel salto. La progressione quindi secondo me dovrebbe essere

a) Manovre di base in piano

b) Manovre di base su piccoli dossi

c) Manovre di base su piccoli salti costruiti ad hoc

d) Manovre di base su salti negli snowpark

e) Rotazioni 360

f) Il cielo e’ il limite…:-))

1) Partenza

Partite da un punto in cui si possa prendere la giusta velocita’ in modo tale da atterrare sul land e non sul flat. Se atterrate sul flat e non vi sentite ancora sicuri nel prendere piu’ velocita’ dovete provare un salto piu’ piccolo ma piu’ velocemente. Quando sarete bravi abbastanza da saltare con la giusta velocita’ nel salto piccolo allora potrete provare quello piu’ grande atterrando sul land con la giusta velocita’ e senza eccessiva paura.

Mentre andate verso il salto non spazzolate per rallentare ma andate dritti, piuttosto partite un po’ piu’ vicino ma andate dritti ricordando di

a) Tenere le gambe ben piegate con il peso equalmente distribuito.

b) Tenere le braccia ben allargate a meta’ via tra spalla e vita.

c) Tenere la schiena dritta con il busto inclinato verso la direzione in cui si vuole andare con la testa all’altezza del piede davanti altrimenti cadete indietro quando si sarete sul lip

d) Respirare e rilassarsi stando sempre concentrati su cio’ che succede

2) Carving sul kicker

Quando approcciate la pendenza del salto (il kicker) puo’ aiutarvi molto effettuare un leggero carving spostando il peso e ruotando leggermente testa, spalle e braccia nella direzione opposta alla rotazione. Ricordate bene che si tratta di uno spostamento di peso e rotazione molto lievi.

Frontside 360: spostamento del peso sui talloni e leggera rotazione in backside.

Backside 360: spostamento del peso sulle punte e leggera rotazione frontside.

Questi movimenti aiutano a facilitare la rotazione che si dovra’ fare qualche istante dopo perche’ lo spostamento del peso ci fornisce piu’ stabilita’ e la contro-rotazione ci fornisce un po’ di “rincorsa” nel movimento esplosivo della rotazione.

3) Sul lip

Essere sul lip significa dover fare molte cose assieme ed e’ essenziale muoversi in modo fluido ed ordinato. Il segreto e’ fare tutto il lavoro sporco all’inizio ed iniziare la rotazione prima dell’ ollie in modo tale da accumulare la spinta necessaria a ruotare senza troppo sforzo.


a) Quando la punta della tavola e’ a poca distanza (mezzo metro) dal lip inizia la rotazione:

cominciate a ruotare testa, spalle e braccia nella direzione della rotazione con un tempismo tale da avere le spalle quasi parallele al lip quando il vostro piede dietro sara’ sul lip. Da questo momento momento in poi la rotazione non deve mai fermarsi ed essere continua e fluida. Vi renderete conto da soli che non servira’ moltissima spinta e che una volta in aria bastera’ tenere il movimento rotatorio per completare il giro.

Dove guardare mentre si ruota:

La rotazione e’ il momento di maggior difficolta’ soprattutto psicologica e bisogna rimanere rilassati e concentrati. Vi aiutera’ molto guardare nelle direzioni giuste per ruotare con serenita’ e capire quanto e come ruotare.

Rotazione Frontside

Ruotate dando le spalle a monte e guardando sopra la vostra spalla in direzione della punta della tavola per i primi 180 gradi e poi giu’ tra i vostri piedi negli ultimi 180 gradi di rotazione in modo da capire quanto ruotare ed a che punto siete durante il movimento.

Rotazione Backside

Ruotate dando le spalle a valle e guardando giu’ tra i vostri piedi per i primi 180 gradi e poi sopra la vostra spalla in direzione della coda della tavola.

b) Quando il piede dietro e’ quasi sul lip e’ ora di fare ollie:

In questo istante le spalle sono quasi parallele al lip a prescindere che si stia ruotando frontside oppure backside ed e’ il momento di fare ollie portando le ginocchia il piu’ possibile vicino al petto. Dopo i primi 180 gradi di rotazione si puo’ fare grab ma solo quando ci si sentira’ sicuri.

Questo movimento ci impedisce di cadere all’indietro e di ruotare piu’ velocemente e con piu’ stabilita’. Molta piu’ stabilita’. Ruotare con le gambe dritte non solo e’ molto difficile ma ci scopre all’effetto bandiera dove saremo in balia del vento o di altro disequilibrio e sarebbe’ molto facile cadere soprattutto di schiena…ahia! :-( ( Ruotare con le gambe piegate fornisce piu’ stile e piu’ sicurezza al movimento dato che in questa posizione le correzioni sono molto piu’ facili.

Mentre si fa ollie e’ fondamentale ricordarsi di continuare la rotazione iniziata qualche istante prima e non interrompere il movimento…

4) Mentre si e’ in aria

a) Continuare a ruotare spingendo con le spalle e tener presente che se le braccia sono molto aperte si ruota piu’ lentamente

b) Tenere le gambe piegate

c) Respirare e mantenere la concentrazione

5) Quando si avvicina l’atterraggio…

Dopo aver ruotato di 360 gradi bisogna aprire molto bene le braccia e distendere le gambe per assorbire l’impatto. Se l’atterraggio e’ molto ripido bisogna tenere il peso leggermente di piu’ sulla gamba dietro mentre se si tratta di atterraggi di media pendenza e’ importante distribuire bene il peso. Aprire bene le braccia previene dal cadere soprattutto lateralmente.

Spero che questi consigli vi siano utili, a me hanno servito e li ho voluti condividere perche’ a mia volta li ho avuti da persone competenti. Ricordate sempre di progredire per gradi e di vestire le giuste protezioni mentre state imparando. Quando ci si fa male si pagherebbe qualsiasi cifra per tornare indietro nel tempo sani e sorridenti quindi l’acquisto vale sicuramente la pena :-) )

Tutti conoscono le peripezie ed il triste epilogo del sito che doveva essere la nostra bandiera digitale e mi preme fare alcune considerazioni.

Italia.it non mi ha molto sorpreso perchè ho trovato la vicenda in linea e coerente con la situazione italiana di questi anni in altri anni.

Nello specifico lo sviluppo di applicazioni web in Italia viene gestito in modi che mi hanno sempre creato sospetto e che non hanno buon senso nell’ottica dell’efficienza.

Potrei sicuramente sbagliarmi e non essere abbastanza esperto ma quando vengo a contatto con realtà lavorative anche grandi e blasonate resto allibito da come si lavora e dai bassi risultati che si ottengono.

Recrutamento del personale

L’azienda che deve sviluppare il sito web non sceglie direttamente il personale e si avvale della consulenza di una delle miriadi di aziende che ricercano personale. Queste aziende selezionano il personale imparando a memoria parole chiave come J2EE, PHP senza in realtà sapere cosa significano. Quando pensano che una persona risponda ai requisiti la segnalano all’azienda cliente, offrono alla persona selezionata un contratto precario e molto basso per poter applicare piu’ margine possibile e pensano di aver offerto un servizio alla comunita’.

D’altro canto le aziende clienti si trovano ad avere a disposizione una persona che non è esattamente quello che si aspettavano perchè se è tanto si sono incontrati una volta sola. Questo porta ad una ulteriore perdita di tempo.

Capi Progetto

Raramente ho incontrato persone competenti nella mia attività. Giudicare le competenze delle persone è sempre delicato e difficile e mi baso su concetti di tipo generale. Ho spesso visto capi progetto di 40/50 anni che sgranavano gli occhi quando parlavo loro di business object, MVC, server NTP oppure che mi chiedevano come si compila un programma da sorgente. Per come la vedo io una persona che dirige altre persone deve essere una persona con competenze. Purtroppo anche in questo casa l’ufficio del personale ci mette lo zampino. Per ruoli di questo tipo vengono scelte persone preferibilmente erudite e non di cultura in modo tale che poi se le cose dovessero andare male l’impiegato dell’ufficio del personale può sempre giustificarsi con il proprio superiore dicendo: “Beh, non prevedevo che le cose avessero potuto precipitare cosi, era laureato, aveva 45 anni, vestiva bene…” Aggiungo io ” conosceva a malapena il DOS, Visual Basic, .NET e studiava Java e PHP da qualche mese”… Esistono davvero situazioni al limite del ridicolo se non oltre per tutti i gusti.

E’ cosi’ difficile in ambienti di sviluppo avere la possibilita’ di parlare di architetture software, di ordine, pulizia dei nodi di rete, ricercare soluzioni semplici e stabili a problemi complessi. Si trova sempre un ambiente ostile spesso motivato da problemi politici e attaccamenti di poltrona. Quasi mai ho incontrato persone che tendevano al raggiungimento di un buon prodotto ed un ambiente di lavoro sano e creativo. Culturale, la differenza è sempre culturale.

Una chicca? Ho lavorato di recente per una azienda enorme dal punto di vista della popolarità e quando ho parlato di IoC mi hanno chiesto dove lo vendevano….

Non conosco di preciso cosa abbia portato italia.it al baratro ma non sarei sorpreso che la situazione fosse simile a quelle che ho gia’ vissuto in passato. Peccato che questa volta ancora di piu’ il paese sia stato umiliato in mondo visione.

Quali sono le vostre esperienze?

Pinguino per tutti

E’ da tanti anni che seguo Linux con molto entusiasmo e devo dire che non vengo quasi mai deluso. E’ nato da una persona pulita e di rara intelligenza come Linus Torsvald che con il supporto e lo stimolo dell’ambiente universitario tipico della scandinavia ha creato un sistema operativo molto efficiente ed un movimento che ha rivoluzionato il panorama informatico coniugandosi con la filosofia di Richard Stallman.

Sono sempre moltissimi gli argomenti che nascono da questi due nomi ed e’ francamente difficile limitare la logorrea ma penso che il fenomeno Linux si sia contraddistinto perche’ con l’aumento della diffusione e’ aumentata anche la qualita’ del software distribuito in generale anche per altri sistemi operativi. Il confronto tra software proprietario e software libero non e’ stato un problema in passato per le grandi aziende fino a quando Linux si e’ rapidamente diffuso ed il confronto tra la qualita’ offerta dalle due modalita’ di produzione portava Linux ad essere la scelta piu’ sensata.
Il Logo di Linux Ricordo anche come sia cambiato il panorama lavorativo dove a poco a poco conoscere Linux ha rappresentato un valore aggiunto al proprio curriculum ed il software libero in generale ha permesso di delineare in modo marcato la differenza tra il software di qualita’ da quello da non usare.

Vedo con piacere che nascono sempre piu’ applicazioni nei campi piu’ diversi come quello mobile e la domotica e l’indifferenza dei primi anni ha lasciato presto il posto con la curiosita’ e la passione.

Un ambiente collaborativo che spazia da universita’ a universita’, da citta’ a citta’ e da nazione a nazione e’ sicuramente una grossa conquista ed e’ destinato a crescere soprattutto per lo spirito di cooperazione e di ricerca della qualita’ che contraddistingue il mondo di Linux.

Linux non mi delude quasi mai; dico quasi perche’ un forte limite alla sua diffusione e’ l’enorme quantita’ di distribuzioni disponibili. Da un lato questo aspetto e’ alla base della filosofia GNU/Linux ed offre la possibilita’ di accedere a sistemi operativi modulari ed ottimizzati per qualsiasi scopo;d’altro canto limita l’avvicinamento a Linux per chi proviene da “parrocchie software” diverse e vorrebbe sviluppare un porting per Linux. Da dove cominciare? Vi sara’ sicuramente capitato di compilare del software in una distribuzione e poi non riuscire a farlo funzionare in una diversa. La risposta al problema esiste ma e’ molto sottovalutata. La Linux Foundation ha scritto un protocollo chiamato LSB (Linux Standard Base) che stila in modo preciso quali siano le caratteristiche comuni che ogni distribuzione dovrebbe possedere per essere a tutti gli effetti chiamata GNU/Linux.

Una distribuzione compatibile con questo protocollo possiede molti vantaggi in quanto chi proviene da un’altra distribuzione e conosce Linux secondo gli standard LSB potra’ avvicinarsi alla nuova distribuzione senza dover imparare nulla di nuovo.

Uno sviluppatore di software proveniente sia dal mondo Linux, Windows, Free BSD oppure Apple potra’ leggere il protocollo LSB, sviluppare il porting del proprio software e non doverlo necessariamente testare in tutte le distribuzioni…cosa tra l’altro impossibile; provate a dare un’occhiata al panorama offerto :-) .

Quello che oggi succede sempre piu’ spesso e’ che le scelte di un’azienda di sviluppo software che crea un nuovo prodotto deve misurare bene sforzi e benefici del porting del proprio software su piattaforme diverse. Su Apple per esempio gli standard di compatibilita’ tra le varie versioni sono chiari e a disposizione di tutti e soprattutto vengono rispettati mentre su Linux alcune distribuzioni rispettano queste caratteristiche comuni ed altre no. Questo equivarrebbe a sviluppare una versione del proprio software per Linux senza la garanzia di funzionamento sulle diverse distribuzioni e quindi l’azienda sceglie Apple piuttosto che Windows piuttosto che un altro sistema operativo che possieda e rispetti nelle sue versione successive degli standard che rimangono tali nel tempo e si affiancano a caratteristiche nuove.

Se dovessi sviluppare un giorno una distribuzione Linux metterei in cima alle mie priorita’ la compatibilita’ con LSB e mi comporterei allo stesso modo se dovessi sviluppare del software per Linux.

La compatibilita’ con LSB significa rendere Linux accessibile a tutti perche’ se uso Picasa su Windows e poi sulla mia distribuzione di Linux non funziona come pensate che mi si possa convincere? In questo caso potrei cambiare software con altri visualizzatori di immagini ma dovrei rinunciare alle mie abitudini ed in casi piu’ seri al mio modo di lavorare (con il CAD per esempio);l’alternativa potrebbe venire dallo sforzo sui due fronti;chi sviluppa il software lo rende compatibile con LSB e altrettanto chi sviluppa la distribuzione.

A questo punto chi volesse passare a Linux non dovrebbe rinunciare a nulla e non avrebbe l’imbarazzo (pensate agli anziani oppure a persone non pratiche di informatica) di imparare ad usare un sistema totalmente nuovo.

Citta’ della discordia

Cittadella - Porta Bassano Essendo cittadellese non potevo esimermi dal commentare la vicenda che in questi giorni e’ oggetto di discussione e persino oggetto di indagine. Credo che iniziative politiche di questo tipo provochino quasi sempre reazioni che recano danno agli immigrati e ai residenti. La politica non mi e’ mai piaciuta perche’ l’impressione che continuo ad avere e’ che la funzionalita’ e l’efficienza del paese non siano la priorita’ delle persone che esercitano questo mestiere. Noto sempre giochi di potere e di influenza ma quasi mai uno spirito pragmatico e mirato ad ottenere miglioramenti concreti della vita di tutti i giorni.

Sono infastidito dalle persone che si definiscono “elettori di sinistra” perche’ a prescindere dalla realta’ dei fatti considerano la parte industriale della societa’ come ricettacolo della disonesta’ e vedono l’integrazione come un processo di condono nei confronti di chi viene a vivere in Italia.

Sono infastidito dalle persone che si definiscono “elettori di destra” perche’ a prescindere dalla realta’ dei fatti considerano la parte umana della societa’ come un fastidio oppure una opportunita’ di guadagno.

Mi piacerebbe davvero che le persone smettessero di essere di destra piuttosto che di sinistra e che cominciassero a essere favorevoli al raggiungimento di una vita di qualita’ in tutti i suoi aspetti. Spesso il bisogno di alimentare il proprio spirito di appartenenza sopisce la capacita’ della gente di pensare con la propria testa, il proprio giudizio in quanto avere qualcuno che gia’ pensa e “crea” opinioni al posto loro e’ di gran lunga piu’ semplice.

In una situazione come quella di Cittadella, un posto meraviglioso in cui crescere un figlio, le persone che sono venute dall’altra parte del mondo per lavorare subiranno discriminazione ingiustificata mentre i cittadellesi che hanno subito ingiustizie da immigrati continueranno a dover pagarsi da soli i danni subiti e veder i loro aggressori camminare per le strade.

Io penso che se situazioni del genere sono possibili significa che il sistema funziona male perche’ e le leggi che lo regolano vanno cambiate. Sinceramente pavoneggiarsi in frasi che inneggiano alla pace e all’eguaglianza mi sembra infantile e senza nessun riscontro pratico cosi come manifestazioni di aggressivita’ nei confronti di chi e’ diverso e viene da noi per una nuova vita.

Gli onesti vanno onorati e i disonesti puniti in modo aspro, possibilmente cercando di aiutare chi e’ stato danneggiato. Uguali doveri e uguali diritti fanno di una societa’ multirazziale una societa’ serena ma inquinare concetti di questo tipo con la politica che va di moda in questi anni non risolve il problema, incentiva i disonesti di entrambe le parti e arricchisce pochi incompetenti alla guida del paese.

Spero che l’iniziativa del Sindaco volesse essere una provocazione per far parlare di questo problema e porre fine al malessere degli immigrati onesti e degli italiani tolleranti.Spero che i crimini commessi dagli italiani e immigrati vengano considerati allo stesso modo senza bandiere, cortei idioti e frasi d’effetto e magari con qualche iniziativa legislativa scritta da persone competenti che abbiano contatto con la realta’ civile.

Dialogo nel Buio

L’Istituto dei Ciechi di Milano organizza delle serate presso la propria sede in via Vivaio a Milano.  La particolarita’ viene dal fatto che questi eventi sono organizzati e gestiti da persone che non vedono dalla nascita oppure che hanno perso la vista in seguito e gli ospiti sono persone che per una sera vivono l’esperienza dell’oscurita’.

Istituto dei Ciechi di Milano

Ieri sera ho avuto il piacere di partecipare ad una cena organizzata da non vedenti per le persone vedenti.Ho vissuto una serata molto arricchente dal punto di vista umano e che penso dovrebbero provare in molti. Le guide e gli organizzatori hanno saputo subito come mettermi a mio agio e farmi vivere una serata molto piacevole ed istruttiva. Grazie al loro aiuto ho familiarizzato con il buio, i suoni, gli echi, il senso del tatto e dello spazio attorno a me. L’oscurita’ ha messo tutti in una condizione di rilassamento e fare amicizia con gli altri ospiti e’ stato molto facile. Non vedere non significa non vivere ma vivere in modo diverso, sicuramente piu’ difficile ma per altri versi in modo piu’ profondo perche’ tutte le sensazioni che si provano vengono assimilate e sentite a lungo per rendersi conto di quello che si sta vivendo in un dato momento. Molte cose che si danno per scontate nella vita di tutti i giorni diventano montagne in serate come queste che rappresentano la punta di un iceberg rispetto a quello che i non vedenti devono affrontare ogni giorno.

Se un disabile torna a casa e cerca di visitare un sito web deve essere in grado di poterlo fare.Il sito della Disney non e’ accessibile tantomeno valido e quindi i bambini ciechi non lo possono leggere con gli screen reader venendo privati cosi’ della possibilita’ di scegliersi il peluche che vorrebbero.

Perche’ questo sia possibile i siti devono essere scritti in codice XHTML valido e soprattutto accessibile.

Per rendere un sito degno di questo nome le caratteristiche devono essere tante e purtroppo i codici di markup in genere non possiedono intrisecamente il concetto di compilazione. Questo fa si che i progettisti pensino che “se si vede significa che e’ scritto bene”. Questo non e’ vero perche’ il sito deve offrire le stesse funzionalita’ in tutti i browser su tutte le piattaforme degradando l’estetica in modo accettabile. L’HTML deve essere semantico e strutturale e tutta la parte estetica deve essere contenuta nei fogli di stile. Questo rende il sito piu’ semplice da gestire, piu’ veloce e accessibile a tutte le persone.

Ringrazio gli amici conosciuti a “Dialogo nel Buio” e ricordo che e’ possibile partecipare a percorsi in ambienti ricreati con suoni e scenografie, aperitivi serali e come nel mio caso a cene.

Per partecipare andate qui

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